Autismo, una sindrome da affrontare precocemente PDF Stampa E-mail
Domenica 13 Luglio 2014 00:00

Riportiamo qui l'articolo sull'autismo comparso sul Corriere del Mezzogiorno lo scorso 12 luglio.

 

I dati sull’incremento dell'autismo in Italia sono sicuramente allarmanti perché questa sindrome coinvolge la comunità in misura maggiore rispetto ad altre patologie, e purtroppo in misura crescente. Fino al 1980 l'autismo colpisce circa 5 bambini su 10 mila nati vivi, con il 60 per cento di autismo alla nascita e il 40 per cento a insorgenza tardiva. Dai primi Anni 90 il tasso di autismo è cresciuto enormemente nel mondo, tanto da raggiungere la percentuale di 1/116 e, mentre il tasso di autismo alla nascita è aumentato di 3-4 volte, il tipo di autismo che si manifesta verso i 18 mesi è più che decuplicato rispetto al livello del 1980, arrivando a comprendere più dell'80 per cento dell'attuale popolazione autistica. Ma qual è la situazione in Italia? Ogni anno si registrano 4655 nuovi casi, con una media di 13 nuovi casi al giorno, che significa un nuovo soggetto autistico ogni due ore. Aumenta il numero dei pazienti, ma fortunatamente cresce di giorno in giorno l'esperienza di chi li assiste e la conoscenza dei metodi più appropriati per aiutare chi soffre di questa patologia. «L'autismo è considerato dalla comunità scientifica internazionale un disturbo pervasivo dello sviluppo o, più correttamente spiega Gerardo Colucci, psicologo e psicoterapeuta da anni in prima linea contro questa malattia i disturbi riconducibili allo spettro autistico rappresentano una realtà estremamente complessa e differenziata che in genere comporta difficoltà di interazione sociale e comunicative, nonché una compromissine del repertorio comportamentale.

In sostanza si tratta di caratteristiche che interferiscono pesantemente con i processi di integrazione sociale a partire dai primissimi anni di vita. Non esiste una cura vera e propria per l'autismo, ma interventi educativi speciali, intensivi, precoci tempestivi e personalizzati se inseriti in una strategia complessiva a lungo termine possono portare a notevoli miglioramenti di autonomia personale». Riabilitazione da far partire precocemente e che comporta per il piccolo paziente e i suoi familiari un impegno che si protrae negli anni, basando gli obiettivi dell'intervento su linguaggio, comunicazione, gioco, socializzazione, autosufficienza quotidiana. Il tutto tramite un intervento che inizialmente si basa sull'imitazione. Obiettivi individualizzati per ogni bambino, ma che seguono un filo logico di programmazione. Riabilitazione che richiede grandi competenze da chi assiste il paziente autistico e molta pazienza-collaborativa da parte del bambino. «Ha un'importanza notevole l'ambiente fisico dove si esegue la terapia perché deve facilitare l'apprendimento evitando potenziali distrazioni. Deve essere comodo e gradevole e le ore di terapia vengono divise in due o tre sessioni al giorno con interventi personalizzati. E durante tutte le sessioni ricorda lo psicologo Gerardo Colucci si raccolgono i dati del lavoro fatto, necessari come mezzo di comunicazione tra terapisti e come documentazione della programmazione della terapia. Un lungo ciclo di terapia deve puntare al massimo benessere possibile del paziente e al miglioramento della sua qualità di vita in un'ottica di riabilitazione globale». Il feeling, anzi un vero e proprio rapporto affettivo, tra il paziente e gli specialisti della riabilitazione è fondamentale perché abbiano efficacia i training di comunicazione, l'analisi applicata del comportamento del paziente e ovviamente tutti i programmi vengono messi a punto in maniera da evitare al soggetto autistico risposte sbagliate e frustrazioni. Il tutto puntando a una possibile riduzione dell'assistenza degli operatori e fornendo ai piccoli pazienti un ambiente di vita adatto alle loro esigenze per arrivare a una forma di recupero sociale in un contesto di gruppo e, dove è possibile, di lavoro. Un vero e proprio training sulle più comuni e frequenti attività di tutti i giorni, portato avanti da specialisti della riabilitazione. «Cominciamo con le attività di autonomia personale di base che riguardano l'alimentarsi, il vestirsi, il lavarsi e il controllo sfinterico, quelle di autogestione sia personale che ambientale e domestica e quelle di autonomia sociale.Tra le varie competenze spiega il dottore Gerardo Colucci diamo una rilevanza particolare alle abilità lavorative o più propriamente pre-lavorative ed è importante la capacità di svolgere un'attività assegnata con continuità. La realizzazione di un «lavoro» è importante per favorire l'espressione positiva dei propri bisogni, la stima di sé e processi elementari di autoaffermazione positiva»

 

 

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